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CHI SONO GLI ALPINI?

Visti da fuori, da chi Alpino non è, gli Alpini sono una sorta di parenti di tutti, si muovono sempre in gruppo, fanno le adunate, cantano in coro e bevono il vino. E nel frattempo le penne nere arrivano dove serve una mano, tirano su i muri quando cadono e procurano il cibo per chi non ne ha. Gli Alpini, almeno per chi scrive, sono un punto di riferimento di determinati valori. Forse perché sono vecchi. Perché attenzione, qui non parliamo di chi è Alpino in armi, cazzuto ed operativo inquadrato in una struttura militare, qui parliamo di chi Alpino è stato e oggi si ritrova ai raduni con la pancetta, una camicia a scacchi ed il caro vecchio cappello della naja in testa.

LEGNO DI QUERCIA

Ma non è allegoria. Essere vecchi Alpini non significa essere sbagliati. Anzi. Molte cose invecchiate sono ottime. Il vino, il legno di quercia, le tradizioni. Una tradizione è tale solo se ha una certa età, altrimenti che tradizione sarebbe? Altre cose invece è meglio che siano mantenute giovani. I valori ad esempio. E se in una divisa militare identifichiamo i valori di appartenenza della Patria, nella divisa a quadrettoni di un vecchio Alpino, anzi un vècio, cogliamo i valori della Civiltà.

VALORI

Perché alla fine contano i valori. E per una semplice legge di natura i valori della vita si comprendono nel loro significato solo con l’esperienza, dopo che la vita è ormai trascorsa. Al punto che ci vorrebbe una vita intera per imparare ed un’altra vita per vivere. Ecco allora che diventa fondamentale la condivisione di valori ed esperienza, affinché passino dal vecchio al giovane. E’ importante che l’insegnamento passi da chi ha vissuto a chi deve ancora vivere.

ESEMPIO

Chi ha figli sa benissimo che non esiste insegnamento tanto valido quanto l’esempio. Ed ecco perché i vecchi Alpini con le loro camicie a quadri e le maniche tirate su piacciono parecchio, perché danno l’esempio.  E’ con l’esempio che si insegna a non perdersi d’animo, a resistere ed a portare soccorso e conforto motivando in questo modo così tante persone a spendersi per gli altri, andando ad ingrossare le file delle associazioni di volontariato, della protezione civile e croce rossa. Ma allora perché tenere quel cappello in testa e distinguersi dal resto? Perché una volta riposte le armi, i reduci di guerra prima e chi ha fatto la naja negli alpini poi hanno sentito il bisogno di portare ancora quel cappello?  

BANDIERA

Alla testa di ogni esercito, di ogni rivoluzione o manifestazione c’è bisogno di un segno, di una bandiera nella quale identificarsi e da seguire. Chi ha fatto l’Alpino lo sa bene. E sa bene che ogni cappello Alpino, con quella penna che spicca sopra la folla, è un simbolo che porta dritto ad un sentimento unitario che si riconosce nella bandiera di un unico paese, l’Italia. Tutte le nazioni del mondo hanno le associazioni di volontariato, tutte hanno una protezione civile, gli Alpini ce li abbiamo solo noi; in una qualsiasi situazione, in qualunque parte del mondo un cappello Alpino ti dice che l’Italia è lì, e puoi star tranquillo che lì c’è anche il nostro tricolore. Ma la bandiera di un paese ha valenza solo in due luoghi: esposta in battaglia e nel cuore del suo popolo. Per il momento i vèci Alpini sfilano ancora reali davanti a noi, marciando e cantando, ma chi ha fatto la guerra è “andato avanti” e chi ha fatto la naja marcerà fino all’inevitabile momento nel quale dovremo conservare la loro immagine nei nostri cuori.

PASSAGGIO DI CONSEGNE

Che cosa dunque prendere ora in consegna dagli Alpini, noi che Alpini non siamo? La risposta non è solo nel singolo, non è solamente nel passaparola di una persona che si mette a disposizione di una protezione civile. Quel che dobbiamo fare come Nazione è diffondere capillarmente una sorta di cultura alpina così da adottare unitariamente quell’atteggiamento, quel modo di vedere le cose che ha fatto sì che gli Alpini si presentassero in maniche di camicia a ritirar su le case quando ce ne fu bisogno. Stiamo per vivere un momento storico nel quale il nostro Paese dovrà affrontare il contraccolpo di una durissima recessione economica ed il rischio è quello di finire fatti a pezzi e divorati da speculazione ed interessi degli altri paesi. E’ dunque quanto mai importante che avvenga ora quel passaggio di consegne, lo spirito Alpino si deve trasfigurare in uno spirito nazionale, a difendere l’Italia nella sua sovranità e nei suoi valori di Patria e società civile.

ARMI

“rendi forti le nostre armi contro chiunque
minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera,
la nostra millenaria civiltà cristiana.”
Non è più il tempo di muri e reticolati, delle trincee e dei valichi alpini da difendere in armi. Gli alpini ci consegnano le loro mani, lo spirito positivo, la fermezza e la resilienza nella difficoltà, la solidarietà e l’attitudine a rialzarsi sempre. Queste sono oggi le armi che possiamo immaginare quando si recita, immutata nella forma e nuova nei contenuti, la magnifica Preghiera dell’Alpino. Il pericolo è reale, la minaccia alla Patria quanto mai concreta in questo momento, ma è la civiltà l’arma con la quale difendere chi minacci l’identità e la cultura di una nazione per sostituirle con altre. 

IMPRESA

Fare impresa in Italia equivale decisamente e sempre più ad intraprendere una impresa nel senso letterale del termine, a maggior ragione guardando allo scenario che si prospetta oggi all’orizzonte. Non rimane che serrare le fila e fare appello ai valori che ci sono stati comunicati, a quanto appreso con l’esperienza, al buon senso ed alla nostra cultura. La storia e la geografia ci dicono chiaramente che l’Italia è un luogo unico, inimitabile ed inarrivabile. Siamo letteralmente il centro del mondo culturale e geografico, dobbiamo essere consapevoli della nostra forza e proprio per questo l’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è quella di permettere ad altri di dividerci, dividendo la nostra forza; questa è la vera concreta minaccia alla nostra Patria, Bandiera e Civiltà Cristiana: non essere uniti. Il modo giusto, l’unico modo che abbiamo come paese di farcela è quella di fare squadra e procedere insieme, davvero come ci insegnano i nostri Alpini.

IN HOC SIGNO VINCES

“Sotto questo segno vincerai”.
Nell’iconografia cristiana la notte prima della Battaglia di Ponte Milvio, l’imperatore Costantino sognò la scritta accanto ad una croce che il mattino dopo fece apporre sulle sue bandiere. Con quel segno alla guida del suo esercito Costantino affrontò Massenzio e lo sconfisse.

LA NOSTRA SCIARPA DEDICATA ALLA PREGHIERA DELL’ALPINO

I tifosi appassionati ci insegnano che una sciarpa è qualcosa di molto simile ad una bandiera. E come una bandiera porta i suoi colori, questa sciarpa racchiude in sé i valori ideali e concreti che la compongono. Come gli artigiani che una volta tessevano le bandiere, noi con grande rispetto abbiamo voluto creare con questa sciarpa dedicata alla Preghiera dell’Alpino una sorta di bandiera che potesse accogliere lo spirito degli Alpini e le parole scritte per richiamarne e diffondere i valori ed i principi, non solo per gli Alpini ma per chiunque le sapesse ascoltare. Abbiamo scelto il materiale migliore (leggi qui) per farne un oggetto da indossare, da esibire, ma robusto e destinato a durare nel tempo, da passare dai genitori ai figli, di generazione in generazione, così che anche i valori che richiama potessero essere tramandati. Ma il valore reale di questo oggetto risiede soprattutto nel fatto che è la realizzazione di quella cultura alpina che abbiamo invocato, un prodotto realizzato facendo squadra tra aziende italiane, a difendere la Patria, ma con nuove e pacifiche armi. E’ un segnale questo, un vero signo vicit, esempio concreto di cosa si può realmente fare unendo ideali, valori e tradizione alla qualità manifatturiera del nostro Paese. 
Sciarpa Preghiera dell’Alpino – 100% Lana Merino Extrafine – Made in Italy – Biella e Verona

Sciarpa Preghiera dell'Alpino Squadratlantica