GHEREGHEGHEZ – BLU

GHEREGHEGHEZ – BLU

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    Descrizione

    QUELLA VECCHIA MAGLIA CON UNA SCRITTA SBIADITA DAL TEMPO
    Il giovane cadetto era appena rientrato da una missione di addestramento che aveva dimostrato essere più ostica del previsto. Malgrado la sua dedizione e l’impegno profuso, i risultati ottenuti non erano stati all’altezza delle aspettative, del suo istruttore e di sé stesso. Senza più slancio e smarrito, il ragazzo vagava senza meta per la base quando il Comandante di Stormo lo fece chiamare a rapporto. Si aspettava già una bella lavata di testa ed invece fu accolto con grande calore da quel pilota anziano che a buon diritto anagrafico avrebbe potuto essere suo padre.
    “Non perda il morale” gli disse il Comandante. “Tutti noi abbiamo passato momenti difficili durante la formazione, ma è da lì che si impara”. Con un gesto rapido si alzò dalla sedia e andò a prendere una maglietta dalla sua cassettiera. A tratti decisi con un pennarello vi scrisse qualcosa e la consegnò con un sorriso al giovane pilota.
    “Le lascio un promemoria” disse il Comandante con un sospiro che valeva mille ricordi.
    “Questa è una mia vecchia maglia, sarà vecchia ma è ancora resistente. Le parole scritte sopra sono per noi dell’Aeronautica Italiana e per tutti i piloti Italiani un simbolo di coraggio, di determinazione e di appartenenza. Il “Gheregheghez” è il nostro grido di guerra, e lo ricordi sempre, il nostro fiammifero nei momenti bui. La porti sempre con lei, e si ricordi che ora è parte di una grande famiglia, pronta a sostenerla in ogni circostanza”.
    Accettò quello strano regalo con gratitudine e si sentì subito meglio. Aveva capito di non essere solo, che c’era qualcuno che gli credeva e gli stava vicino.
    Negli anni che seguirono cambiarono le assegnazioni, i reparti di appartenenza ed infine arrivò anche per chi che era stato un tempo un giovane cadetto il momento del congedo. Ma anche allora, indossando dopo tanti anni quella vecchia maglia con una scritta sbiadita dal tempo, sentiva sempre di portare con sé, indelebile, quel senso di appartenenza all’Aeronautica italiana. Mille e mille volte da quel giorno aveva lanciato insieme agli altri piloti ed in onore del suo vecchio Comandante quel selvaggio grido di guerra: “Gheregheghez Ghez Ghez Ghez!”
    GHEREGHEGHEZ – GENESI DI UN MITO
    Nacque come grido di guerra dell’aviazione da caccia, prendendo lo spunto dai saluti alla voce della Prima Guerra Mondiale.
    Poi ben presto si estese all’intera Regia Aeronautica e da qui trasmesso all’Aeronautica Militare che della “Regia” e dei reparti ad essa antecedenti assorbirà valori e tradizioni. Ancora oggi, ripetuto ad alta voce, in coro, e per tre volte, lo sentiamo lanciare ad ogni riunione, ad ogni manifestazione, negli Stormi dell’Aeronautica. Cosa significa? Chi vuole che esso richiami l’avviamento a mano dei primi motori, chi vuole che esso richiami la raffica delle mitragliatrici, chi vuole che esso richiami il grido dell’aquila. Tesi quest’ultima la più accreditata perché legata al volatile che per eccellenza rappresenta l’aviazione e gli aviatori: l’aquila per l’appunto che, ad ali spiegate, è in tutto il mondo il simbolo del pilota, militare o civile che sia. E che, nella nostra Aeronautica, ritorna nella Preghiera dell’Aviatore laddove si chiede a Dio «dacci le ali delle aquile, lo sguardo delle aquile, l’artiglio delle aquile».
    Come nasce? Il 7 maggio 1923, con comando a Brescia e Gruppi Volo ripartiti ad Aviano, Venaria Reale e Cinisello, si costituisce il 1° Stormo Caccia Terrestre, primo reparto organico da caccia dell’appena nata Regia Aeronautica (28 marzo 1923). Ed proprio in seno al 1° Stormo, quello dell’”Arciere”, che la tradizione vuole sia nato il Gheregheghez, Ghez! anche se è dibattuto il luogo ove esso fu udito per la prima volta: Cinisello o, secondo altre tesi, Campoformido presso la 76ª Squadriglia Caccia appartenente al 6° Gruppo, uno dei tre del 1° Stormo. Quello che è certo è che “l’invenzione” risalirebbe ai piloti più giovani del reparto, ai “pivelli” della “Famiglia Rame” come scherzosamente si definivano per via dei pochi spiccioli che circolavano nelle loro tasche. Giovani insoddisfatti dell’ambiente che li circondava, solo routine, pochi voli, tanta sufficienza da parte degli “anziani” e dei veterani, nulla o quasi che potesse soddisfare la loro passione per il volo, il “motore” che li aveva spinti ad arruolarsi. Da qui un moto di rivolta con un pizzico di spirito goliardico per rompere il silenzio. L’anno sarebbe il 1924 ad una festa di reparto: un grido apparentemente senza senso lanciato a piena voce da quelli della “Famiglia Rame”. Un momento di sgomento, di sorpresa poi l’accettazione.
    Da quel momento il Gheregheghez, Ghez! entrava ufficialmente nel 1° Stormo quale grido di guerra. E chi dal 1° Stormo transitò ad altri reparti se lo portò appresso. In breve fu fatto proprio da tutta la Regia Aeronautica e dalla “Regia” passò all’Aeronautica Militare nata dopo la fine della guerra e la costituzione della Repubblica Italiana. Con due sole eccezioni. Una è il 4° Stormo il cui grido di guerra è “Al Lupo, Al Lupo!” che vorrebbe richiamarsi a quello della 91ª Squadriglia, la “Squadriglia degli Assi”, della Prima Guerra Mondiale. L’altra è il 15° Stormo dove si grida “Mammajut, ajut! Mammajut, ajut! Mammajut , ajut ajut ajut!” a ricordo di quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, esso volava con l’idrovolante da ricognizione marittima Cant-Z-501, una specie di barcone volante che i suoi equipaggi avevano appunto soprannominato “Mammajut”. Salvo queste eccezioni il Gheregheghez, Ghez! lo si grida alla prima occasione in tutti i reparti della nostra Aeronautica.
    E a gridarlo sono invitati, anzi obbligati, anche gli ospiti. Con un’avvertenza, evitare accuratamente di sbagliarlo perché potrebbe costare carissimo: una bevuta all’intero Stormo.
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    Peso 0,2 kg
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