ENG TEXT BELOW
Con tutti i casini che stanno capitando al mondo sembrerebbe che ci sia poco da stare allegri. Invece è vero proprio il contrario, è questo il momento di affrontare con serenità le difficoltà, prima di tutto sintonizzandosi su uno stato d’animo se non proprio positivo perlomeno determinato. Per chi avesse mai provato la fantastica esperienza di volare in aliante il modus operandi è molto chiaro: non bisogna mai agire con nervosismo sui comandi, osservando piuttosto con attenzione l’ambiente circostante, i chiaroscuri del cielo e del terreno cercando con cura le termiche giuste che portino l’aeroplano dove si desidera. Il tutto cercando di non finire contro una montagna o di essere impattato da qualche pilota della domenica. Aliante, aeroplano da combattimento o vita di tutti i giorni le dinamiche ed i parametri sono gli stessi: problemi, difficoltà, possibilità, probabilità, soluzioni.
Volete un esempio? Durante le prime fasi della seconda guerra mondiale nel teatro del pacifico i piloti americani venivano letteralmente fatti a pezzi dagli agilissimi caccia giapponesi; la superiorità dei Mitsubishi Zero o dei Nakajima Ki43 pareva davvero essere schiacciante e la consapevolezza che molto probabilmente ogni duello si sarebbe risolto con la sconfitta dei piloti americani era un peso tremendo da sopportare. Il momento era di grande prostrazione e la sensazione che avevano i piloti andando in missione era quella di staccare un biglietto di sola andata. Ma gli Yankee non si arresero ed affrontando comunque le difficoltà del combattimento, un po’ alla volta ed al prezzo di gravi perdite scoprirono che i caccia giapponesi erano molto maneggevoli ma altrettanto fragili: un paio di colpi a segno ed il temibile avversario finiva letteralmente in mille pezzi. L’analisi approfondita di un caccia Zero catturato intatto rivelò definitivamente l’estrema vulnerabilità di zone sensibili come i serbatoi e l’abitacolo del pilota; la grande manovrabilità veniva quindi pagata al caro prezzo di una scarsissima robustezza unita tra l’altro ad un armamento molto leggero se paragonato a quello dei caccia americani. Una volta compreso questo punto fondamentale vennero stampati in gran numero e distribuiti ai piloti degli opuscoli informativi che evidenziavano chiaramente i numerosi talloni d’Achille dei caccia giapponesi e si cambiarono radicalmente le regole di ingaggio: venne insegnato a non accettare mai il duello manovrato e nel caso darsela a gambe in picchiata o sfruttando la maggior potenza del proprio motore. Fu vivamente consigliato di arrivare al contatto sempre con il vantaggio della quota ed il sole alle spalle, sparare quindi una micidiale raffica con le mitragliere pesanti e tirare dritto senza soffermarsi a guardare il panorama. L’adozione delle nuove procedure ebbe un impatto devastante su un nemico ormai convinto di dominare i cieli; da quel momento le cose cambiarono radicalmente, i cacciatori americani tornavano dalle missioni ed iniziarono a segnare le vittorie sui loro aeroplani mentre i giapponesi dovettero iniziare a prendere in seria considerazione la necessità di rivoluzionare il loro approccio alla progettazione degli aeroplani. Anche lo stato d’animo si capovolse: i piloti americani avevano ben compreso che la loro vita era tenuta in grande considerazione ed andavano in combattimento con un atteggiamento vincente mentre i piloti giapponesi al contrario iniziarono a percepire il peso psicologico di una indifferenza per la loro sorte espressa dagli alti comandi che divenne apertamente disprezzo quando alla fine di una guerra ormai persa venne loro addirittura ordinato di effettuare gli attacchi Kamikaze.
Cosa impariamo da questa storia? Che la qualità paga. Realizzare una qualsiasi cosa, che sia un aeroplano o una matita risparmiando al massimo può sembrare conveniente nell’immediato ma non sarà mai una scelta vincente sul medio e lungo termine. Così in guerra e così nella vita di tutti i giorni. Le nostre giacche, maglie e pantaloni sono progettati con la filosofia Yankee imparata sui libri di storia: cellule robuste, realizzate con i migliori materiali, prestazionali, studiate per resistere e durare. Magari all’inizio l’investimento può sembrare impegnativo ma è un buon investimento. Puntare sulla qualità alla fine dei conti paga sempre e l’atteggiamento mentale che ne deriverà sapendolo, si dovesse anche andare in guerra, sarà sempre quello vincente.

Aeroclub Squadratlantica

0 Comments
Leave A Comment