IL BOSCO DEL SAGITTARIO
Episodio #3
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BLOG SERIE | Il pozzo ed il Pendolo (clicca qui per leggere tutte le puntate)
Racconto di fantasia / Squadratlantica 2021

L’aeroplano era lì da un bel pezzo. In verticale, come una croce piantata nel bosco. Il muso stortato era appoggiato su un masso che ne aveva fermato il volo, l’elica deformata. Nella caduta il motore si era sganciato dal castello, aveva sfasciato la cofanatura e si era portato dietro le grosse mitraglie che all’aria s’erano arrugginite ed infestate di piante. Seppur affumicato e scrostato in alcuni punti, il colore verde oliva scuro della livrea militare era ancora ben visibile ed anche il fascio in fusoliera e quelli sulle ali facevano ben capire di che epoca e di che parte fosse stato quell’aeroplano. Tutto intorno al rottame era stata riversata una gran massa di terra e pietrisco, quasi a volerlo seppellire; ovunque, vetri di bottiglie rotte.
Uno dei pompieri si arrampicò come un gatto fino all’abitacolo che era ancora chiuso, seppure il telaio, con le vetrature opache, si fosse anch’esso un poco scardinato dalla sede, quel tanto che bastava per sbirciare dentro.
“C’è ancora il pilota!” O quel che ne rimaneva, certo.
Si fece venire la forestale che con le motoseghe liberò il passaggio, poi nel pomeriggio arrivò la gru, il relitto fu imbragato, tirato su per la coda fuori dal crepaccio e poi poggiato nel prato; sotto le grandi ali ellittiche il carrello di atterraggio era abbassato e quindi con qualche scricchiolio e tanta attenzione l’aeroplano fu rimesso a terra per benino sulle sue ruote sgonfie. Qualcuno aveva chiamato i carabinieri perché c’era da prendere in consegna il cadavere del pilota, un povero scheletro incartapecorito ancora imbragato alle cinghie. Il grosso motore nero, le mitraglie, pezzi di cofanatura e l’elica sghemba erano stati accatastati a qualche metro e sorvegliati a vista, i lunghi nastri di munizioni da guerra che erano stati trovati ben caricati nelle armi erano potenzialmente ancora in grado di far dei danni.
“Nessun documento, signor Maresciallo. Nessun libretto di volo, niente matricola militare sull’aeroplano né numero di serie sul motore, niente di niente. Questo aeromobile e questo pilota per l’aeronautica non sono mai esistiti.”
Il tenente colonnello dell’aeronautica militare italiana era alle prese con un rebus che evidentemente non riusciva a risolvere. Nonostante una banca dati telematica aggiornata in tempo reale con i dati relativi alle macchine ed al personale in forza all’arma aerea sin dai tempi della sua istituzione, le punzonature rinvenute sul relitto non trovavano alcun riscontro ad ogni ricerca incrociata che si effettuasse.
“Ma quel che è ancora più strano è che il pilota di un caccia della Regia Aeronautica con tanto di fasci littori ed in pieno assetto da combattimento, indossasse un casco rigido ed una tuta di volo integrale entrati in dotazione all’aeronautica militare solo a dopoguerra inoltrato.”
Il maresciallo ascoltava e osservava intanto le foto che l’archivio storico gli aveva messo a disposizione. L’aeroplano era stato identificato come un caccia della serie Reggiane Re2005, una delle macchine più potenti messe in linea dagli italiani negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale. L’appuntato era un grande appassionato di aeroplani e gli aveva detto che il ‘2500 era conosciuto come “il Sagittario” ed era “il caccia della seconda guerra mondiale più bello del mondo”.
Il maresciallo non aveva mai avuto alcun interesse in materia aeronautica e aveva anche paura di volare, ma sapeva apprezzare le cose belle e quello era stato senz’altro un bell’aeroplano, sicuramente degno di stare in uno di quei musei delle forze armate. Anche l’arma dei Carabinieri aveva avuto un proprio asso in aviazione!
“Ma colonnello, e se fosse stato un esemplare rimesso insieme con vari pezzi e rimesso in condizioni di volo dagli specialisti dell’arma azzurra?”
Il tenente colonnello sfiorò con un carezza la foto del bell’aeroplano.
“Magari maresciallo, ma il punto è che di Reggiane Re2005 alla guerra purtroppo non ne è sopravvissuto nemmeno uno e tanto meno i pezzi per metterne insieme almeno un esemplare. O evidentemente fino ad oggi così pareva essere. E comunque cosa ci faceva un 2005 in volo sugli appennini senza che nessuno allo SM o del traffico aereo ne fosse informato e senza che neppure dopo l’incidente se ne sapesse qualcosa? A maggior ragione se si trattava di un esemplare così prezioso, da trattare in guanti bianchi! Se si fosse trattato di un trasferimento a Vigna di Valle sarebbe stato sicuramente effettuato con ben altre modalità ed in piena sicurezza, non certo in assetto da guerra con mitragliatrici e cannoni carichi e pronti a sparare! No, non ha nessun senso.”
Il maresciallo ascoltava e pensava.
L’analisi dei resti aveva stabilito che il pilota si era spezzato il collo nell’atterraggio ed azzardato in almeno una cinquantina d’anni il periodo di tempo intercorso dall’incidente. La massa di terreno da diporto ed i frammenti di vetro, identificati come resti di bottiglie incendiarie, erano l’evidenza che qualcuno aveva volontariamente tentato di cancellare le tracce dell’accaduto, prima con una sbrigativa sepoltura a macchina e pilota e poi tentando di dar fuoco a tutto.
Ricapitolando, in una data imprecisata tra il 1960 ed il 1970 un aeroplano della seconda guerra mondiale in forza alla Regia Aeronautica italiana e recante fasci littori aveva tentato un atterraggio sugli appennini; l’atterraggio non era riuscito, l’aeroplano era finito in un crepaccio ed il pilota deceduto nello schianto che ne era derivato. Qualcuno aveva assistito alla scena, o ne era venuto a conoscenza, ed anziché allertare le autorità o tentare comunque il recupero del corpo e della macchina aveva tentato in tutti i modi di nascondere le evidenze dell’accaduto.
Perchè quell’aeroplano si trovava lì? A causa di un atterraggio di emergenza dovuto ad un guasto finito in tragedia o quella sconosciuta radura sugli appennini era invece un campo volo segreto?”
Il brigadiere aprì la cartellina gialla, all’interno un foglio con una serie di numeri e località. Era davvero una coincidenza la presenza ad un chilometro di distanza dal sito dell’incidente di un Nasco, uno dei depositi segreti dell’organizzazione Gladio? Attendeva con impazienza l’email con l’inventario del materiale rinvenuto in quel specifico Nasco nel 1994.
L’appuntato entrò in quel momento tenendo in mano il suo tablet.
“Maresciallo, guardi qua, forse può interessare, è l’articolo di un giornale inglese, del settembre 1964, legga il titolo: “Aerei sconosciuti dirigono su Roma”.
(continua)

Re 2005 Sagittario – La foto originale – The original image

2 Comments
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