(TESTO IN ITALIANO A FONDO PAGINA)

TWELVE O’ CLOCK HIGH
Squadratlantica 2021 – All right reserved
Fly. This must be the meaning of my existence. My shape, what I feel and desire, the momentum I feel towards the blue sky, everything in me is surely the work of a higher will, eager for me to fly. If I have a value it is because I fly, there is no doubt. And I fly well, because I am beautiful. Once doing somersaults to escape the pain I flew backwards for a while and saw the shape of my shadow rushing over a meadow. My wings are beautiful, very elegant. I love flying so much that I would fly alone, but I can’t. I have to feel something moving inside, I think it’s my soul. I remember when I was born: I was a useless and motionless object, and yet I felt a strong desire to detach myself from that ground, I knew I had the ability and the strength to fly. In those first days of my existence I felt anger, frustration, my weight was a prison and I did not understand the meaning and purpose of my existence. Then, one morning it happened. My first flight. I was asleep when I felt a caress walking along my side and something started to move inside me. It was a beautiful thrill, my nerves were touched, strained, I felt my body twisting and preparing. Then it was a flash, it burst and I suddenly felt to have a great strength, I don’t know how, but I could move! For the first time in my life, and no one was pushing me, i went out of the hangar. I stretched a bit my landing gear and I wandered on a large meadow, an anxiety pervaded me, an instinct, now I know that it was the soul that did it for me, that told me to smell the wind that was blewing low and light. I had to face it, I felt it. With powerful roarings two quick shadows darted over me, they were flying! I took a wide turn and lined up with the windsock, don’t ask me what it is but I knew I had to do it, and I started run, first slowly, then faster and faster. I was ready to fight, I was determined to fly! And instead it happened that the wind met me, enveloped me and with grace, kindness and care lifted me up. I was flying, I was flying! Next to me I could see the trees parading fast and in the mean time go down slowly to let me go. I was flying! In front of me only the infinite blue that invited me to climb. Then suddenly it was a roar, a tear, a furious and pounding power that dragged me with arrogance to climb in the sky vertically. Up high! Climb, climb up, until everything below was a mosaic of little colorful squares and the air began to get thinner and lighter. The wind that supported me was gone. I floated and for a moment felt the vertigo of having no weight. Then the world turned twice and the blue was behind me. I sank and painfully I felt the tendons deforming my wings, the rudder twisting itself. I screamed and threw myself into a dive. That summer day I learned to fly, to climb fast, turn upside down and dive, fall faster then pull up again. I felt that height was life, I had to stay high to survive, I had to go up, up, to the sun. But I quickly realized that I must be afraid of the sun. My soul is afraid of it. In the sun hides the pain and when it arrives the soul screams loudly: “TWELVE O’ CLOCK HIGH!” and my heart accelerates to bursting, and I feel piercing twinges on my hips, on my wings. You have to run, run away, dive into the clouds and climb up among exploding suns while all around friends are falling on fire. But I am still alive and just as I faced the wind I will face fear. She will teach me how to survive, to look up to the sun. I am a true beauty, I fly magnificently and from my beautiful wings flames come out. They call me Spitfire.
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IN ALTO A ORE DODICI
Squadratlantica 2021 – Tutti i diritti riservati
Volo. Questo deve essere il senso della mia esistenza. La mia forma, quel che sento e desidero, lo slancio che provo verso l’azzurro del cielo, tutto in me è sicuramente opera di una volontà superiore, desiderosa che io volassi. Se valgo è perché volo, non c’è dubbio. E volo bene, perché sono bello. Una volta facendo le capriole per sfuggire al dolore ho volato a rovescio per un attimo ed ho visto la forma della mia ombra scorrere veloce su un prato. Le mie ali sono bellissime, molto eleganti. Amo così tanto volare che volerei anche da solo, ma non posso. Dentro di me devo sentire qualcosa muoversi, credo sia la mia anima. Ricordo quando sono nato: ero un oggetto inutile ed immobile, eppure sentivo dentro di me fortissimo il desiderio di staccarmi da quella terra, sapevo di avere la capacità e la forza di volare. In quei primi giorni della mia esistenza provavo rabbia, frustrazione, il mio peso era una prigione e non capivo il senso e lo scopo della mia esistenza. Poi, un mattino accadde. Il mio primo volo. Stavo dormendo quando sentii una carezza percorrermi il fianco e qualcosa iniziò a muoversi dentro di me. Fu un brivido bellissimo, i miei nervi venivano toccati, tesi, sentivo il mio corpo torcersi e prepararsi. Poi fu un lampo, scoppi e sentivo d’improvviso di avere una grandissima forza, non so come ma riuscivo a muovermi! Per la prima volta nella mia vita e senza che nessuno mi spingesse uscii dall’ hangar. Mi sgranchii un po’ il carrello e gironzolai su un grande prato, mi pervadeva un’ansia, un istinto, ora so che fu l’anima a guidarmi, che mi diceva di annusare il vento che spirava basso e leggero. Dovevo affrontarlo, lo sentivo. Due ombre veloci saettarono sopra di me rombando potenti, loro volavano! Feci un giro largo e mi allineai con la manica a vento, non chiedetemi cos’è ma sapevo che dovevo farlo, presi la rincorsa e mi lanciai, prima piano, poi sempre più veloce. Ero pronto a battermi, io volevo volare! E invece accadde che il vento mi venne incontro, mi avvolse e con grazia, gentilezza e premura mi sollevò. Volavo, io volavo! Scorgevo in fianco a me gli alberi sfilare veloci ed insieme pian piano abbassarsi per lasciarmi andare. Volavo! Davanti a me solo l’azzurro infinito che mi invitava a salire. Poi d’improvviso fu un ruggito, uno strappo, una potenza furiosa e martellante che mi trascinava con prepotenza ad arrampicarmi nel cielo in verticale, su su in alto, salire, salire, fino a che tutto in basso fu un mosaico di piccoli quadrettini colorati e l’aria iniziò a farsi più sottile e leggera. Il vento che mi aveva sostenuto era sparito. Galleggiai e per un attimo sentii la vertigine di non avere nessun peso. Poi il mondo girò due volte e l’azzurro fu dietro di me. Sprofondai, con dolore sentii i tendini deformarmi le ali, il timone storcersi. Urlai e mi gettai in picchiata. Imparai quel giorno d’estate a volare, a salire veloce e a capovolgermi per tuffarmi, avvitarmi e rimbalzare in cabrata per lanciarmi ancora verso l’alto. Sentivo che l’altezza era vita, dovevo stare in alto per sopravvivere, andare su verso il sole. Ma imparai presto ad avere paura del sole. La mia anima ne ha paura. Nel sole si nasconde il dolore e quando lui arriva l’anima urla forte: “IN ALTO A ORE DODICI!” ed il mio cuore accelera fino a scoppiare e sento fitte lancinanti sui fianchi, sulle ali. Bisogna scappare, sfuggire, tuffarsi nelle nuvole e risalire tra soli che esplodono mentre intorno gli amici precipitano in fiamme. Ma io sono ancora vivo e come ho affrontato il vento affronterò la paura. Lei mi insegnerà a sopravvivere, a guardare in alto verso il sole. Sono una vera bellezza, volo magnificamente e dalle mie bellissime ali escono saette. Mi chiamano Sputafuoco.
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