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Indossi Nordamericana, la tua maglia dei trasvolatori atlantici.
Riesci a percepire le sensazioni e le emozioni che hanno generato questa maglia: gli Atlantici, la trasvolata di un oceano immenso, la sfida all’ignoto, l’orgoglio di portare nel mondo il nome d’Italia. La maglia è la mappa, simboli e scritte sono segnali sulla via da seguire per arrivare al luogo ed al momento. Ti lasci andare, la maglia ti sta portando a destinazione. Più ti avvicini e maggiore è il calore che emana dalla maglia, fa caldo, sempre più caldo, ora non è più la maglia a darti calore ma l’estate, è il 1933 e l’ultimo sole di giugno ti scalda la faccia. Chiudi gli occhi. Come facevi da bambino in spiaggia, ti ricordi?, vedi il rosso attraverso le palpebre ancora chiuse. Una voce in lontananza, chiara, forte “Patria, Italia”. Grida di gabbiani, tintinnio di metallo che sbatte, frusciare di bandiere. Vento, il profumo salato del mare. Socchiudi gli occhi, sei sotto un gazebo, muovi un passo, avanzi alla luce. Il sole affilato, accecante, il cielo azzurro sgombro di nuvole, su un’asta ornata di scale di corda sventola il Tricolore, al centro lo stemma sabaudo. Sul piazzale idrovolanti enormi bordati di nero, rosso e verde brillante. Uomini schierati. Orbetello. Sei arrivato.
L’orazione s’innalza, s’inarca, s’impenna e un saluto alla voce rimbalza tre volte potente nell’aria Gheregheghez Ghez! Ghez! Ghez! Accorri o voli non sai ma ti accosti a quelle divise d’aquile dorate, a quei volti giovani, ti infili, appoggi la mano sull’ala, l’accarezzi. Voci. Silenzio, il prete benedice uomini e macchine. Un comando sale perentorio, in libertà che domani si vola. Gli specialisti s’allargano, passano Balbo con l’equipaggio, cappello sulle ventitré. Forse il caso o chissà si ferma davanti a te. Ma no, s’accende la sigaretta. Eppure pare ti veda tanto ti fissa, ma il suo è l’occhio di chi vede ciò che sarà, di chi già conosce i passi da compiere per unire il mondo e forse il suo sguardo ha solo guardato negli occhi il futuro che tu rappresenti. Il vento è calato, adesso dal mare sale solo una brezza leggera. Viene chiamato il rancio. Balbo schiaccia il mozzicone col tacco e se ne va. Le chiacchiere si allontanano e tu rimani solo davanti ad I-BALB, maestoso e pronto. Accarezzi lo scafo, quante volte s’è desiderato quel momento, t’inerpichi, strisci, t’infili, sei nell’abitacolo, t’incunei sul sedile di pilotaggio, allunghi i piedi sulle pedaliere, afferri il volante. Con cautela tiri, spingi, ruoti. I comandi ghignano e rispondono tesi, la visibilità in avanti è ottima. Qui il pilota vivrà la sua avventura e soffrirà il lutto dei compagni caduti, da quassù vedrà sfilare le cime delle Alpi ed i più alti grattacieli di New York inchinarsi sotto la formazione serrata degli aeroplani italiani. Chiudi gli occhi, respiri profondamente. Senti ancora l’odore dell’olio e del cuoio? Il profumo acre della sigaretta di Balbo? Qualcuno chiama a gran voce, l’idroscalo è ancora febbrile di attività, la sera è incipiente e domani è il gran giorno, l’ultimo raggio di sole di giugno attraversa il parabrezza. Ti abbandoni sul sedile, ora è la tua poltrona di casa. Sei stato davvero lì, ad Orbetello la sera prima della partenza della trasvolata atlantica del 1933. Accarezzi la manica della tua maglia, torni indietro sulla mappa, Roma – New York – Chicago – Roma. “Nobis Facta est immensi copia mundi” l’immensità del mondo è fatta per noi. Ogni grande impresa nasce da un sogno e come un sogno va vissuta. 

VIAGGIAMO NEL TEMPO | ASCOLTARE E VEDERE CIO’ CHE ANCORA E’
Forse davvero luoghi ed oggetti custodiscono il ricordo degli accadimenti.
Si dice giurando che su quelli che una volta furono campi di battaglia si odano portati dal vento echi di scoppi e clangore d’armi e che falangi di figure trasparenti si lancino all’assalto. Si narra che dove fu forte l’emozione qualcosa sopravviva e che l’eco di una vibrazione ancora oggi sia udibile se ci si pone ad ascoltare.
Cosa possiamo pensare dei sensitivi che attraverso il contatto con un oggetto o indumento sembra riescano veramente a localizzare una persona scomparsa? O di Guernica, l’opera di Picasso dalla straordinaria potenza evocatrice? E’ come se rimanesse una traccia che è come il suono di una campana, forte e limpido al primo rintocco e poi sempre più auleo si smorza, ma che come un sipario abbassato nel solco del tempo, c’è e rimane. Chi può dire quanto di ciò che accade ancora permane nell’aria, o altrove? Quanto quel suono schioccante all’orecchio nel momento in cui nasce come la nota emessa dalla viva voce di una cantante, sopravvive ancora poi trasformato, conservato e trasmesso in altro modo ed in altro modo udibile? Non funzionano forse così radio e televisione? Se ci si pensa altro non sono che voci ed immagini conservate per rinascere a comando.
E se esistesse un ricevitore in natura, nell’aria, nelle pietre stesse del luogo, che riuscisse a captare, ricordare e ripetere per noi quel che accade? Forse davvero esistono una invenzione di Morel ed il leggendario Cronovisore? Qualcuno parla di pietre che raccontano delle storie, che dire quindi del Vittoriale degli Italiani, estrema dimora di Gabriele d’Annunzio? Visitando quei luoghi si può forse negare la vibrante presenza che ci coglie, impressione netta ed esaltante che là ancora tra le pietre vive si muovano e parlino trasparenti presenze? Non è forse già formulato da teoria scientifica che passato, presente e futuro possano esistere contemporaneamente? Ma se davvero è così allora anche noi possiamo essere ora e sempre? Ora e qui siamo presenze fisiche, ma immaginiamoci ovunque e quandunque entità immateriali ma coscienti, libere di muoversi nello spazio e nel tempo per osservare ed ascoltare. Certo è un gioco, ma che bel gioco sarebbe andare agli accadimenti e cogliere le vive voci, immergersi nei colori reali, muoversi tra le presenze perfettamente vive ed attive di personaggi conosciuti sui libri di storia? Certo si pone un problema: come possiamo trovare la strada che ci conduca all’istante esatto senza costringerci a vagare con casualità nello spazio tempo? Attraverso la sincronicità, dice Jung: “(La sincronicità) considera particolarmente importante la coincidenza degli eventi nello spazio e nel tempo, scorgendovi qualche cosa di più che il mero caso, e cioè una peculiare interdipendenza degli eventi oggettivi tra loro, come pure tra essi e le condizioni soggettive (psichiche) dell’osservatore o degli osservatori.” Un orologio che segna l’ora sul suo quadrante è esponente del preciso momento indicato dalle lancette, ci indica l’ora ed allo stesso tempo è esso stesso parte della realtà che viviamo. Noi osserviamo le lancette dell’orologio e diveniamo noi stessi parte del momento in una connessione tempo-orologio-osservatore. Ancora di più l’I-CHING, l’oracolo cinese dei mutamenti, attraverso il lancio delle tre monete ci fa comporre “un esagramma che è l’indicatore della situazione essenziale prevalente al momento della sua origine”. Detto in parole povere il responso dell’I-CHING è un ponte che mette l’osservatore (chi lancia le monete) in contatto con uno situazione ( il responso) che lo rappresenta in quell’istante. Osservatore, situazione e monete sono connesse e quindi le monete non possono che cadere in un determinato modo perché quello è il modo giusto ed irripetibile; questa è la sincronicità, il collegamento tra oggettività fisica e psichica, vale a dire tra una determinata situazione, le vibrazioni che produce, l’oggetto che vi assiste o ne è generato e l’osservatore. Ed è una via percorribile nei due sensi. Dal punto di vista pratico un oggetto che nasce sullo stimolo di una emozione vi rimane rimane indissolubilmente legato, (ricordiamo Guernica) così come una parola scritta è legata a doppio filo al significato che l’ha generata. Ecco quindi che una sciarpa o una giacca pensate e create sul fondamento di una idea generate da un determinato accadimento potrebbero realmente essere quell’orologio, parola o lancio delle monete di ICHING che attraverso la sincronicità ci conducono in quel luogo, a quell’ora. L’idea è affascinante.

Fonti / Credits
L’invenzione di Morel – Adolfo Bioy Casares
Come le pietre raccontano – Luigi Borrello
Il cronovisore – Padre Pellegrino Ernetti
I-CHING Il libro dei Mutamenti – Prefazione di Jung – Adelphi

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NORDAMERICANA
Nordamericana Squadratlantica
ENG TEXT
You’re wearing Nordamericana, your “Atlantici” knit jacket.
You can feel the sensations and emotions that generated this jacket: gli Atlantici, the crossing of an immense ocean, the challenge to the unknown, the pride of bringing the name of Italy to the world. The jacket is the map, the symbols and writings are signs on the way to follow to find the place and time. You let yourself go, the jacket is taking you to your destination. The closer you get, the more  heat emanating from the jacket, it’s hot, getting hotter, now it’s no longer the jacket that gives  you warmth but the summer, it’s 1933 and the last June sun warms your face. Close your eyes. How did you do as a child on the beach, do you remember it? You see the red through the still closed eyelids. A voice comes from far away, clear, strong: “Patria, Italia”. Shouting of seagulls, clattering of metal, rustling of flags. Wind, the salty smell of the sea. Open your eyes, you’re under a gazebo, step forward, step to the light. A sharp blinding sun, blue sky clear of clouds, on a pole adorned with rope ladders flutters the italian tricolor, in its center the Savoia badge. On the dock square, large seaplanes marked by black, red and bright green insignia. Army men deployed. Orbetello. You are there.
Prayer rises, arches, rears and a “saluto alla voce” bounces three times powerful in the air: Gheregheghez Ghez! Ghez! Ghez! You run or you fly – no idea –  but in a while you approached those golden eagle uniforms, those young faces, you slip on and put your hand on the wing. You caress it. Voices. Silenzio! The priest blesses men and machines. A command rises peremptory: “In libertà che domani si vola!”. The specialists widen, Balbo with the crew pass through, hats are at twenty-three. He stopped in front of you, lights his cigarette. It looks he see you by so much he stares at you, but he only has the eye of those who see what will be, of those who already know the steps to undertake to unite the world and perhaps his gaze is only looking into the eyes of the future that you represent.
The wind has dropped, only a light breeze now rises from the sea. It’s dinner time. Balbo crushes the butt with the heel and goes. The chatter goes away too and you are left alone in front of I-BALB S55 seaplane, majestic and ready. You caress the hull, how many times you have desired that moment. You climb, crawl, slip, now you are in the cockpit, on the pilot’s seat, you stretch your feet on the rudder pedals, you grab the steering wheel. Carefully pull, push, rotate. The commands grin and respond tense, the forward visibility is excellent indeed. Here the pilot will live his adventure and suffer the mourning of his fallen comrades, from up here he will see the peaks of the Alps and the highest skyscrapers of New York bow down under the tight Balbo flight of Italian airplanes. Close your eyes, breathe deeply. Do you still smell the oil and leather? The acrid scent of Balbo’s cigarette? Someone is calling out, you lie on the backrest, now it is your sofa at home. You were really there, in Orbetello the evening before the departure of the 1933 Atlantic crossing. You pet the sleeve of your jacket, go back on the map, Rome – New York – Chicago – Rome. “Nobis Facta est immensi copia mundi” the immensity of the world is made for us. Every great feat is born from a dream and as a dream it must be lived.

TRAVELING THROUGH TIME | LISTEN AND SEE WHAT STILL IS
Maybe places and objects really keep the memory of the events.
It is said by swearing that on what were once battlefields, echoes of explosions and clang of weapons are heard and that phalanxes of transparent figures are still launched on the assault. It is said that where the emotion was strong something survives and that if you listen yo it, the echo of a vibration is still audible today. What can we think about that psychics who seem to be able to truly locate a missing person through contact with an object or garment? Or about Guernica, Picasso’s painting of extraordinary evocative power? It looks that a trace remained, like the sound of a bell, loud and clear at the first toll and then more and more it fades away, but which, like a curtain lowered in the furrow of time, still exists and remains alive. Who can say how much of what happened still lingers in the air, or elsewhere? How much that sound, snapping in the ear at the time it is born – as a note emitted by the voice of a singer – still survives transformed, preserved and transmitted in another way and in another audible way? Isn’t that how radio and television work? If you think about it, they are nothing but voices and images preserved to be resumed on demand. What if there was a receiver in nature, in the air, in the stones, which could capture, remember and repeat for us what happens? Maybe there really is an invention by Morel and the legendary Chronovisor? Someone is talking about stones that tell stories, than, what about the Vittoriale degli Italiani, the last home of Gabriele d’Annunzio? By visiting that place, can one deny the vibrant presence that captures the visitors, a clear feeling that there, still among the so called “living stones”, intangible presences move and speak? Isn’t it already formulated by scientific theory that past, present and future can exist at the same time? But if it is true, then can we too be now and forever? Now and here we are physical presences, but let’s imagine ourselves everywhere and everytime. Immaterial but conscious entities, free to move in space and time to observe and listen. Yeah, it’s a game. But what a nice game it would be to go to events and catch the living voices, immerse yourself in real colors, move among the perfectly alive and active presences of characters known in the history books? Wouldn’t be? Of course, a technical problem arises: how can we find the right path that leads us to the exact instant without forcing ourselves to wander randomly in space and time? Through  Synchronicity, says Jung: “(Synchronicity) considers the coincidence of events in space and time to be particularly important, seeing in it something more than a mere chance, that is, a peculiar interdependence of objective events between them, as well as between them and the conditions subjective (psychic) ​​of the observer or observers.” A clock that marks the time on its dial is part of that moments indicated by the clockhands, it indicates the “real time” and at the same time it is itself part of that reality. We observe the hands of the clock and become part of the moment ourselves, in a time-clock-observer connection. Even more, the I-CHING, the Chinese book of change, makes us compose, through the launch of the three coins,“A hexagram which is the indicator of the essential situation prevailing at the moment of its origin”. Simply said, the response of the I-CHING is a bridge that puts the observer (that who throws the coins) in contact with a situation (the response) that represents him in that instant. Observer, situation and coins are connected and therefore coins can only fall only in one way because that is the right and unrepeatable way; this is synchronicity, the connection between physical and psychic objectivity, that is, between a given situation, the vibrations it produces, the object that assists or is generated by it and the observer. And it is a viable path in both directions. From a practical point of view, an object that is born by the stimulus of an emotion remains indissolubly linked to that emotion, (remember Guernica) just as a written word is closely linked to the meaning that generated it. So here is that a scarf or a jacket thought and created on the basis of an idea generated by an event could really be that clock, word or launch of I-CHING coins that through synchronicity lead us to that place, at that time.
The idea is fascinating.

Fonti / Credits
L’invenzione di Morel – Adolfo Bioy Casares
Come le pietre raccontano – Luigi Borrello
Il cronovisore – Padre Pellegrino Ernetti
I-CHING Il libro dei Mutamenti – Prefazione di Jung – Adelphi