IL CASTELLO SUL PROMONTORIO DI CALSHOT
Traduzione ed immagini autorizzate da
I walk Alone / The World One Step At A Time  
ENG TEXT: READ THE ORIGINAL POST HERE
(*) Nota: la zona è famosa per le numerosi navi arenate alle quali fa riferimento l’autrice del post.
6 gennaio 2015
Dopo aver dato un’ultima occhiata alla bisarca danneggiata (*) mi inoltrai lungo il promontorio di ciottoli in direzione del castello di Calshot; la pioggia era cessata e questa era una buona cosa, ma avanzare lungo il promontorio si faceva sempre più dura. Fu una vera lotta e camminando sulla ghiaia pensai che, nonostante la distanza da affrontare non sarebbe stata poi molta, quella sarebbe stata la mia dose giornaliera di esercizio.
Il promontorio di Calshot è in realtà molto più di una nave arenata (*), un centro di attività e un castello fortificato. Una volta questa era la sede di RAF CALSHOT, la principale unità di sviluppo e addestramento di idrovolanti nel Regno Unito, fondata nel 1913 per testare gli idrovolanti della sezione navale del Royal Flying Corps. Purtroppo però la base venne chiusa nel 1961.
Fu a Calshot che nel 1927 il progettista Reginald J. Mitchell ed il suo team della Supermarine si prepararono per la competizione Schneider Trophy. L’edizione di quell’anno si svolse a Venezia e l’idrovolante Supermarine S.5 di Mitchell vinse la gara. Le due gare successive si tennero a Calshot e la squadra vinse sia con un S.5 aggiornato nel 1929 che con un Supermarine S.6 nel 1931 dando loro il diritto di mantenere per sempre il trofeo Schneider. ( Nota di Squadratlantica: In realtà la gara del 1929 fu disputata con il Supermarine S.6 e la gara del 1931 con un Supermarine S6 modificato che prese la denominazione di Supermarine S.6B )
L’S.6 fu l’ultimo tentativo fatto da Mitchell per “perfezionare il design dell’idrovolante da corsa”. Lui e il suo team della Supermarine usarono poi la loro esperienza in aerodinamica per progettare il Supermarine Spitfire ed ovviamente, questo è un aereo che non ha bisogno di presentazioni. Passando davanti a uno degli edifici lungo il promontorio mi sono fermato ad ammirare il grazioso bassorilievo del Supermarine S.6 disegnato da Ken Leech nel 1981 per commemorare il cinquantesimo anniversario della corsa aerea del 1931. Il rilievo sembra essere composto da migliaia di conchiglie e cattura perfettamente il blu scintillante del mare.
Calshot I walk alone Squadratlantica
Mi lasciai alle spalle la ghiaia e proseguii lungo il promontorio sulla stradina. Non era meno ventoso ma un po’ più facile per le gambe. Un groviglio di barche a vela formava una bella silhouette contro un cielo che stava lentamente diventando azzurro. Ben presto oltrepassai il centro di attività ed al di là, apparve il castello. Il sole appena uscito illuminava le pietre, prese dall’abbazia di Beaulieu per costruire il castello, e le lastre di pietra bagnate brillavano per la recente pioggia.
Il castello di Calshot fu uno dei forti difensivi di Enrico VIII, costruito nel 1540 per proteggere l’ingresso a Southampton Water. Ora di proprietà dell’English Heritage, fa parte di una catena di difese costiere ritenute necessarie dopo la rottura di Henry dalla Chiesa cattolica. Il fortino circolare e il mastio hanno subito diversi cambiamenti nel corso degli anni, il più radicale dei quali è stato la ricostruzione del corpo di guardia effettuata nel 1774 per ottenere una maggiore abitabilità. Accanto al castello si trova la Calshot Tower, una delle quarantasei torri di avvistamento della guardia costiera lungo la costa dell’Inghilterra e del Galles. Nel 1994, quando la tecnologia moderna ha fatto sì che le torri non fossero più necessarie, il National Trust è intervenuto e molte sono state riaperte dalla National Coastwatch Instutution. Ora le torri sono presidiate da volontari e mi è stato detto che i panorami dal belvedere circolare in alto sono sorprendentemente belli. Accanto alla torre si trova la moderna stazione di salvataggio della RNLI (Royal Navy Lifeboat Istitution ). L’ultima scialuppa di salvataggio della classe Brede ha lasciato il servizio a Calshot nel 2002, ma la stazione ora gestisce due scialuppe di salvataggio costiere che tengono d’occhio il Solent.
Camminando intorno al castello osservando il fossato mezzo asciutto mi diressi verso l’ingresso. Una passerella di lastre di pietra stagionata attraversava il fossato che conduceva ad una grande porta di quercia borchiata e stagionata. Purtroppo un cartello mi diceva che il castello era chiuso tra la fine di settembre e l’inizio di aprile. Peccato perché, per una volta, avevo portato i soldi per pagare il biglietto d’ingresso e mi sarebbe piaciuto dare un’occhiata all’interno.
Con una storia così lunga ci sono molti episodi che riguardano il castello di Calshot, ma uno dei più interessanti risale alla fine di settembre 1651.  All’epoca Carlo II era in fuga dopo la battaglia di Worcester e il colonnello Robert Phelipps preparò un piano per aiutarlo a fuggire. Aveva fatto in modo che il comandante di una nave di Southampton andasse a a prelevare il re vicino al castello per poi condurlo in Francia. Il piano fallì quando le forze parlamentari requisirono la nave per trasportare le truppe all’invasione del Jersey. Se il piano avesse avuto successo Charles sarebbe fuggito dall’Inghilterra dal castello di Calshot. Alla fine dopo sei settimane nelle quali rimase nascosto Charles riuscì comunque a fuggire dall’Inghilterra verso la Normandia ma salpando da Brighton e non da Calshot.
Una nave dai colori vivaci attirò la mia attenzione mentre sbuffava intorno all’estremità dello promontorio e la seguii oltre la stazione delle scialuppe di salvataggio. Da lì potevo avere una buona visuale sulla raffineria di Fawley e mi fermai a scattare qualche foto. Da questo punto di vista ravvicinato, la massa di edifici e torri sembrava più una macchia sul paesaggio piuttosto che la città futuristica che sembrava dall’altra parte dello stretto e capii perché la gente del posto la odiava così tanto. Per fortuna la mia attenzione fu nuovamente distratta da un’allegra barca a remi gialla sulla riva, una piccola cosa che mi fece sorridere.
Uno sguardo al mio orologio mi disse che probabilmente era ora che tornassi indietro; l’ultima cosa che volevo era perdere l’autobus anche se mi sarebbe piaciuto avere più tempo per esplorare. Alla fine del promontorio avevo camminato oltre l’intrico di enormi capannoni ad attività ridotta e le file di barche a vela. Ovviamente non resistetti a qualche ultima foto del castello, chissà quando avrei avuto la possibilità di tornare.
Calshot I walk alone Squadratlantica
Mentre proseguivo lungo il promontorio osservavo il traghetto Wightlink che si stava dirigendo verso l’isola di Wight e pensai che se la nave fosse stata ancora abbandonata (*) avrei potuto fare un viaggio sull’isola nel mio prossimo giorno di riposo; erano ormai passati un bel po’ di anni dall’ultima volta che c’ero stata. Stavo intanto passando davanti ad un lungo edificio di mattoni rossi al quale prestavo poca attenzione finché non vidi la targa accanto alla porta. Questa era stata una volta la casa dell’aviere Shaw che fu distaccato a Calshot nel 1929 per collaborare alla preparazione delle gare per il Trofeo Schneider. Meglio conosciuto poi come Lawrence d’Arabia, Shaw fu strettamente coinvolto nel progetto presso la vicina fabbrica della British Power Boat Company a Hythe. Come mi era sfuggito mentre mi dirigevo verso la fine dello spiedo davvero non lo so!
In breve tempo fui di nuovo in vista della nave e ora il sole scintillava sullo scafo capovolto della bisarca (*). Sembrava esserci un bel po’ di attività intorno e mi interrogavo su tutte quelle automobili all’interno. Ben presto però rivolsi la mia attenzione al paesaggio dell’entroterra. Nell’erba ruvida c’era un laghetto che mi sarebbe piaciuto guardare più da vicino ma ero preoccupata per l’ora e l’autobus. Il paesaggio aspro di alberi rachitici e ciuffi d’erba spazzati da ogni parte dai forti venti sembrava interessante. Un piccolo ponte sul torrente che scorreva a lato della strada mi invitò ad attraversarlo, ma di nuovo pensai al mio autobus e resistetti alla tentazione.
Arrivai al punto di partenza con pochi minuti di anticipo sull’autobus. Fastidiosamente, l’autobus però era in ritardo e finii per camminare avanti e indietro alla ricerca di cose interessanti e guardare con nostalgia a tutte le opportunità che avevo perso. Quando arrivò il povero autista si scusò, l’autobus si era rotto e lui aveva dovuto aspettare un meccanico, perdendo nel frattempo l’occasione di fare una pausa. Ovviamente dissi che non mi dispiaceva, dopotutto, difficilmente scrivo per lamentarmi, non è vero? Comunque ero contenta che fosse arrivato e più che felice di uscire da quel vento malvagio.

I PRODOTTI SQUADRATLANTICA DEDICATI ALLA SCHNEIDER TROPHY
THE FLIGHT
The Flight Squadratlantica

The Flight Squadratlantica